Lunedì, 21 novembre 2011- Il neo Ministro Riccardi avrebbe detto che “siamo passati dal Carnevale alla Quaresima”. La metafora non lascia presagire tempi facili, ma il mutamento di persone e di clima sì: abbandonate le barzellette del Cavaliere e un modo di fare che aveva ridotto le istituzioni a luoghi di scarsa serietà, guidate da persone spesso e volentieri poco competenti (...per non dire di peggio), si respira ora aria nuova.
Nei suoi discorsi d'insediamento il nuovo Presidente del Consiglio ha sottolineato la centralità del Parlamento, così spesso messo all’angolo dal Governo Berlusconi, che ne scavalcava il ruolo a colpi di fiducia.
Monti ha rimarcato che al Parlamento va ridata credibilità, dignità e autorevolezza, da guadagnarsi attraverso l’azione di chi vi siede.
L’Europa, figlia di una storia e di un progetto di uomini lungimiranti, è stata rimessa al centro, dopo esser stata molte volte usata dal Governo precedente come scusa e capro espiatorio per incapacità manifeste.
Tre le parole chiave del discorso del neopremier: rigore di bilancio, crescita ed equità.
Quest’ultima è per noi molto importante, decisiva per ricreare nel Paese fiducia verso le Istituzioni. Monti ha sottolineato che, di fronte ai sacrifici che dovranno essere chiesti agli Italiani, è necessario, per coerenza, ridurre i costi della politica, ed è necessario riformare il sistema pensionistico, eliminando però i privilegi e le disparità esistenti tra giovani e meno giovani e tra le diverse categorie di lavoratori.
E l’attenzione ai giovani e alla riforma degli ammortizzatori sociali entra finalmente tra le priorità del Governo.
Con le leggi ad personam di Berlusconi e i numerosi personaggi in odore di mafia che gravitavano attorno al suo Esecutivo, ora sentir parlare di rispetto delle regole e delle Istituzioni e di lotta all’illegalità e all’evasione fiscale nel nostro Parlamento è sicuramente una boccata d'ossigeno, alla quale -ovviamente- devono seguire presto fatti concreti.
Certo non ci aspetta un periodo indolore, e potremo ritrovarci a criticare alcune scelte del nuovo Governo, ma intanto non possiamo dire che la musica non sia finalmente cambiata in meglio. È il tempo della speranza.
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