Lunedì, 14 novembre 2011- La Caritas Ambrosiana ha presentato nei giorni scorsi a Milano il decimo Rapporto dell’Osservatorio diocesano della povertà e delle risorse, basato sui dati relativi agli utenti dei suoi servizi nel 2010.
Uno degli elementi che emerge, e che non può non far riflettere, è l’aumento dei cosiddetti working poors, di chi cioè ha un lavoro, ma non riesce comunque ad arrivare a fine mese: queste persone sono passate in tre anni dal 30 al 50% degli utenti.
Il dato è davvero allarmante: non solo la disoccupazione dilaga, ma spesso non basta più il lavoro anche quando c'è... non è più sufficiente avere un'occupazione per potersi considerare al riparo dalla povertà.
I working poors sono uomini, non più solo donne (come più frequente, in passato), italiani e non più solo stranieri, precari o con stipendi "da fame".
Del resto dal Rapporto Annuale 2011 sul lavoro redatto dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) della quale fanno parte i 32 paesi più industrializzati del mondo, è emerso che i salari italiani sono tra i più bassi dell'area e sono sotto la media dell'Eurozona e dell'intera Unione Europea. Il salario medio in Italia e' di 36.773 dollari l'anno contro una media Ocse di 48.488 dollari, una media dell'Eurozona di 44.904 dollari ed una media dei 27 paesi dell'Unione Europea di 41.100 dollari. Le retribuzioni medie italiane sono ben lontane da quelle di Francia (46.365 dollari), Germania (43.352 dollari) e Gran Bretagna (47.645 dollari) e addirittura la metà, o meno, di quelle pagate in media in Danimarca (68.280 $) e Norvegia (72.237 dollari).
Nel rapporto Caritas si rileva anche come "rispetto ad altri paesi Ocse, in Italia il sistema di tasse e trasferimenti gioca un ruolo minore nel proteggere le famiglie contro le conseguenze di grandi contrazioni del reddito da lavoro". E poi si legge che "grandi riduzioni del reddito da lavoro individuale (per esempio in caso di perdita del posto di lavoro) tendono a tradursi in contrazioni di reddito disponibile famigliare superiori a quelle osservate negli altri paesi Ocse. Ciò capita a causa della limitata azione di assorbimento degli shock operata dagli ammortizzatori sociali". In altre parole, cassa integrazione e contributi occasionali non bastano certo, e le famiglie sono costrette ad usare i risparmi, fin quando ce n'è.
Ridare ossigeno a queste persone, riformando il sistema del lavoro e degli ammortizzatori sociali, deve essere tra le priorità del Governo Monti che si sta componendo in queste ore: l’Italia deve uscire dalla crisi e ridurre il debito, certo, ma deve anche tornare a crescere e a far girare l’economia, e questo non può accadere con così tante persone in povertà. La soluzione non può essere una liberalizzazione del mercato del lavoro senza garanzie: non ci può essere davvero crescita senza una maggiore equità.
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